Capitolo Studiare la vita

La biologia studia gli esseri viventi

La biologia è lo studio scientifico degli esseri viventi, cioè di tutti quei numerosi e vari organismi che discendono da un antenato unicellulare comparso quasi 4 miliardi di anni fa. Questo libro analizza quali sono le caratteristiche della vita, come variano da un organismo all’altro, come si sono evolute e come cooperano per permettere agli esseri viventi di sopravvivere e riprodursi. L’evoluzione è un tema centrale per la biologia e quindi lo sarà anche per questo libro. Attraverso differenze nella capacità di sopravvivere e riprodursi, i sistemi viventi evolvono e si adattano ai molti ambienti del pianeta. Il processo dell’evoluzione ha generato l’enorme varietà di forme di vita osservabili oggi sulla Terra.

Le caratteristiche dei viventi: ciò che tutti abbiamo in comune

Gli organismi viventi condividono molte proprietà peculiari, che non si trovano nel mondo inanimato:

  • gli organismi sono fatti di cellule;
  • le cellule contengono informazioni ereditarie scritte in un linguaggio genetico universale (ovvero comune a tutte le diverse forme di organismi viventi), che trasmettono alla discendenza;
  • le cellule ricavano dall’ambiente energia e nutrienti;
  • gli organismi rispondono ai cambiamenti dell’ambiente esterno regolando il proprio ambiente interno;
  • gli esseri viventi interagiscono gli uni con gli altri;
  • tutti i viventi sono comparsi per evoluzione a partire da un antenato comune.

L’elenco, che descriveremo in questo paragrafo, introduce i temi fondamentali che incontrerai nel libro; tuttavia, un semplice elenco non può rendere giustizia dell’incredibile complessità e diversità dei viventi (▶figura 1). In alcune fasi della sua esistenza, inoltre, una forma di vita può non mostrare tutte queste caratteristiche. Per esempio, i semi di una pianta del deserto possono rimanere inattivi per anni senza estrarre energia dall’ambiente, regolare il proprio ambiente interno o riprodursi; eppure essi sono vivi, poiché appartengono a una specie i cui individui svolgono queste funzioni.

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La varietà della vita

I processi dell’evoluzione hanno condotto ai milioni di organismi diversi che oggi popolano la Terra. Gli archei (A) e i batteri (B) sono unicellulari. I tre diversi tipi di batteri che vedi in B rappresentano le tre morfologie più frequenti: bastoncelli o bacilli, spirilli e cocchi. (C) I protisti sono altri organismi unicellulari le cui cellule mostrano maggiore complessità rispetto ai batteri. (D) Le piante verdi costituiscono un ampio gruppo di organismi pluricellulari; altri esempi di pluricellulari sono costituiti dai funghi (E) e dagli animali (F, G).

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Gli organismi sono fatti di cellule

La cellula è la struttura più semplice in grado di svolgere tutte le funzioni vitali. Alcuni organismi, detti unicellulari, sono formati da una sola cellula; altri, i pluricellulari, sono composti da numerose cellule specializzate in funzioni diverse.

La scoperta della cellula risale al Seicento ma ci sono voluti più di cento anni prima che la sua conoscenza facesse progressi significativi. Nel 1838, i biologi tedeschi Mathias Schleiden e Theodor Schwann, che studiavano rispettivamente la struttura dei vegetali e quella degli animali, rimasero colpiti dalle somiglianze tra le loro osservazioni e conclusero che gli elementi strutturali dei vegetali e degli animali sono fondamentalmente gli stessi (▶figura 2). Questa conclusione costituisce la base della teoria cellulare che, nella sua forma moderna, afferma quanto segue:

  • le cellule sono le unità strutturali e funzionali di tutti gli organismi viventi;
  • tutte le cellule provengono da cellule preesistenti;
  • le cellule sono simili per composizione chimica e ospitano molte delle reazioni del mondo vivente;
  • tutte le cellule sono avvolte dalla membrana plasmatica, un involucro che delimita la cellula e seleziona le sostanze che entrano ed escono;
  • l’ambiente interno alla membrana è costituito da una miscela di acqua chiamata citoplasma in cui avvengono moltissime reazioni chimiche;
  • tutte le cellule posseggono un proprio materiale genetico, che contiene le informazioni ereditarie necessarie alla cellula per svilupparsi, accrescersi e riprodursi.
Figura 2
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Tutti i viventi sono costituiti da cellule

(A) Il microscopio con cui il biologo Robert Hooke, nel diciassettesimo secolo, osservò per la prima volta le cellule del sughero (B); un moderno microscopio ottico (C) e alcune cellule vegetali (D).

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Le cellule contengono informazioni ereditarie scritte in un linguaggio genetico universale

Tutte le cellule del tuo corpo sono costituite da molecole, a loro volta formate da atomi legati tra loro. Gli atomi sono le particelle di cui è costituita la materia; in natura esistono diversi tipi di atomi: una molecola è formata da due o più atomi, uguali o diversi, uniti insieme. Atomi e molecole presenti nelle cellule obbediscono alle stesse leggi della fisica e della chimica che governano il mondo inanimato.

Le cellule tuttavia posseggono due caratteristiche peculiari che le distinguono dai sistemi inanimati: si riproducono e si sviluppano secondo un «progetto interno». Ciò è reso possibile dalla presenza in tutte le cellule di due tipi di biomolecole complesse, costituite da piccole subunità: il DNA (o acido desossiribonucleico) e le proteine. Ogni molecola di DNA è una lunga sequenza di subunità chiamate nucleotidi; una proteina, invece, è una sequenza di amminoacidi. È interessante osservare che i nucleotidi e gli amminoacidi sono uguali in tutte le cellule di tutti gli organismi, ma sono organizzati in sequenze diverse per produrre molecole con funzioni differenti.

Le molecole di DNA presenti in una cellula costituiscono il suo genoma. Il compito del DNA è duplice:

  1. contiene le informazioni necessarie per costruire e far funzionare correttamente la cellula;
  2. permette all’organismo di trasmettere le proprie caratteristiche alla discendenza.

Tratti specifici del DNA, chiamati geni, contengono l’informazione utilizzata dalla cellula per fabbricare le proteine. Le proteine, oltre a costituire gran parte della struttura dell’organismo, sono le molecole che guidano le attività cellulari. Ogni organismo possiede geni specifici e quindi produce proteine specifiche (▶figura 3).

Ogni cellula del tuo corpo contiene lo stesso genoma; eppure, le varie cellule svolgono differenti funzioni e formano strutture diverse. Pensa per esempio alle cellule che «costruiscono» il tessuto osseo, oppure alle cellule dei muscoli, o ancora alle cellule del sangue. Pertanto i vari tipi di cellule di un organismo devono esprimere parti diverse del proprio genoma. Il controllo dell’espressione genica che rende possibile lo sviluppo e il funzionamento di un organismo è uno dei temi principali dell’attuale ricerca biologica.

Il genoma di un organismo è composto da migliaia di geni. Se si altera la sequenza nucleotidica di un gene, è facile che cambi anche la proteina da esso codificata. Le alterazioni dei geni si chiamano mutazioni. Le mutazioni si verificano spontaneamente, ma possono anche essere indotte da vari fattori esterni, come le radiazioni o certe sostanze chimiche. Per lo più le mutazioni sono dannose, ma ogni tanto un cambiamento nelle proprietà di una proteina ne altera la funzione in modo da migliorare l’efficienza dell’organismo nelle condizioni ambientali in cui si viene a trovare. Come vedremo, queste mutazioni vantaggiose sono la materia prima dell’evoluzione.

Figura 3
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Il genoma contiene il progetto della vita

Le istruzioni per lo sviluppo degli esseri viventi sono contenute nelle sequenze nucleotidiche delle molecole del DNA. Le sequenze del DNA costituiscono i geni, e ogni gene fornisce alla cellula l’informazione per fabbricare una specifica proteina. La lunghezza media di un singolo gene umano è di circa 16 000 nucleotidi.

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Le cellule ricavano dall’ambiente energia e nutrienti

Tutti i viventi hanno bisogno di energia e materie prime per costruire le loro cellule e mantenere la loro complessa organizzazione interna. Come vedremo, alcuni organismi utilizzano la luce del Sole o altre fonti di energia per produrre biomolecole (per esempio, zuccheri) a partire da molecole semplici presenti nell’ambiente esterno: diossido di carbonio (chiamato anche anidride carbonica) e acqua. Altri ricavano dall’ambiente sostanze dette nutrienti che li riforniscono di energia per svolgere le proprie attività e di materie prime per costruire strutture biologiche.

Parte del lavoro cellulare consiste nella trasformazione di un tipo di biomolecola in un altro. Per esempio, gli zuccheri potranno depositarsi nel corpo sotto forma di grassi (▶figura 4A). Un altro tipo di lavoro svolto dalle cellule è quello meccanico, come spostare le molecole da un punto all’altro della cellula o anche muovere intere cellule o tessuti, come nel caso dei muscoli (▶figura 4B).

Figura 4
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L’energia che proviene dai nutrienti può essere immagazzinata oppure utilizzata immediatamente

(A) Le cellule di questo scoiattolo hanno convertito le molecole complesse delle piante in grassi, immagazzinati nel corpo dell’animale come una riserva energetica utile durante i mesi freddi. (B) Le cellule dei muscoli di questo canguro hanno demolito le molecole di cibo e utilizzano l’energia ricavata per produrre movimento.

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Gli organismi viventi rispondono ai cambiamenti dell’ambiente esterno regolando il proprio ambiente interno

La vita dipende da migliaia di reazioni chimiche che si svolgono all’interno delle cellule; durante tali reazioni, alcune molecole chiamate reagenti vengono demolite e gli atomi che le costituivano sono usati per costruire nuove molecole, denominate prodotti.

Queste reazioni richiedono che lo scambio di materiali tra l’interno e l’esterno delle cellule avvenga in modo controllato. All’interno della cellula, tali reazioni sono interconnesse: i prodotti dell’una costituiscono le materie prime della reazione successiva. Perché questa complessa rete di reazioni si integri in modo corretto, deve esistere un preciso controllo della loro velocità. Gran parte dell’attività delle cellule è finalizzata a regolare le molteplici reazioni chimiche in continuo svolgimento al loro interno. Tale attività di regolazione prende il nome di omeostasi. In generale, l’omeostasi è la capacità dei viventi di mantenere relativamente costanti le caratteristiche del proprio ambiente interno, anche al variare dell’ambiente esterno.

Gli organismi formati da più cellule presentano un ambiente interno costituito dai liquidi extracellulari da cui le singole cellule ricavano nutrienti e nei quali riversano rifiuti. Nell’evolvere funzioni specifiche, per esempio il movimento, le cellule degli organismi pluricellulari hanno perso gran parte delle funzioni svolte dagli organismi unicellulari e quindi dipendono, per i loro bisogni vitali, da quell’ambiente che esse stesse contribuiscono a mantenere.

Anche le cellule di uno stesso tipo collaborano fra loro. In molti casi infatti, per svolgere i loro compiti specifici, gruppi di cellule simili si organizzano in tessuti. Per esempio, una sola cellula muscolare non può sviluppare molta forza; ma quando più cellule muscolari si uniscono per formare il tessuto muscolare si può generare una forza considerevole, tale da produrre il movimento. In moltissimi organismi pluricellulari i vari tipi di tessuto si organizzano in organi, preposti a svolgere una precisa funzione. Esempi di organi sono il cuore, il cervello e lo stomaco. Gli organi che svolgono funzioni interconnesse possono essere raggruppati in sistemi o apparati. Cellule, tessuti, organi e apparati sono tutte parti integranti di un organismo pluricellulare (▶figura 5).

Figura 5
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Lo studio della biologia coinvolge più livelli di organizzazione

Le proprietà della vita emergono quando il DNA, le proteine e le altre molecole sono organizzate in cellule. L’energia fluisce attraverso tutti i livelli biologici illustrati nella figura.

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Gli esseri viventi interagiscono gli uni con gli altri

Oltre che con l’ambiente interno, gli organismi interagiscono anche con l’ambiente esterno. Tanto per cominciare, gli organismi che appartengono a una certa specie (per esempio l’elefante marino Mirounga angustirostris) e che vivono nella stessa regione geografica costituiscono una popolazione.

Tra i membri di una popolazione possono esistere interazioni di vario tipo; per esempio, alcuni organismi sono territoriali, cioè difendono risorse come il cibo, i siti di nidificazione o i partner sessuali, cercando di impedirne lo sfruttamento da parte dei conspecifici (▶figura 6A). In altre specie gli animali possono cooperare con altri membri della popolazione, formando unità sociali quali le colonie di formiche, i banchi di pesci o i branchi di lupi. Interazioni di questo tipo hanno portato all’evoluzione di comportamenti sociali come la comunicazione (▶figura 6B).

Le interazioni tra le popolazioni danno origine a una comunità; un esempio di comunità è costituito dagli organismi che vivono in un prato (erbe, farfalle, cespugli, lombrichi). Come in una popolazione, anche all’interno di una comunità può esistere competizione per le risorse tra individui appartenenti a specie diverse; in altri casi, gli individui di una specie costituiscono il cibo di cui si nutrono i membri di un’altra specie.

In ciascuna località geografica, l’interazione tra le comunità viventi e l’ambiente in cui esse vivono forma un ecosistema. Gli organismi di un ecosistema, come una foresta, possono modificare l’ambiente influenzando la vita degli altri organismi. Per esempio, le piante dominanti della foresta determinano le condizioni ambientali nelle quali si trovano a vivere gli animali e le altre piante.

Figura 6
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Conflitto e cooperazione

Gli organismi della stessa specie interagiscono tra loro in vari modi. (A) Gli elefanti marini, fortemente territoriali, difendono porzioni di spiaggia dagli altri maschi. Il singolo maschio che controlla una striscia di spiaggia si accoppia con le numerose femmine che vivono lì. (B) I membri di una colonia di suricati sono di solito imparentati tra loro. I suricati collaborano in molti modi, per esempio facendo la guardia per avvistare i predatori e lanciando grida di allarme in caso di pericolo.

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Tutti i viventi sono comparsi per evoluzione a partire da un antenato comune

L’evoluzione per selezione naturale, elaborata da Charles Darwin (1809-1882) negli stessi anni della teoria cellulare, è forse il più importante principio unificante della biologia.

Darwin ha suggerito che gli organismi viventi discendano da antenati comuni e quindi siano imparentati tra loro. Per questo egli si riferiva al processo evolutivo come a una «discendenza con modificazioni». Pur non disponendo delle conoscenze sui meccanismi dell’ereditarietà genetica, Darwin ne sospettò l’esistenza osservando che la prole assomigliava ai genitori sotto tanti aspetti diversi. Questa semplice osservazione è alla base del concetto di specie. L’esatta definizione di specie è piuttosto complessa ma, nella sua accezione più diffusa, il termine si riferisce a un gruppo di organismi che si somigliano («morfologicamente simili») e che possono accoppiarsi tra loro generando prole feconda.

D’altra parte la prole non è identica ai genitori. Qualsiasi popolazione di una specie vegetale o animale mostra una certa variabilità e, se si fanno accoppiare individui scelti per una determinata caratteristica, molto probabilmente nella prole quella caratteristica sarà più frequente che nel resto della popolazione. Darwin stesso allevava piccioni ed era perfettamente al corrente di come si selezionassero caratteristiche insolite di piumaggio, forma del becco o dimensioni corporee. Darwin si rese conto che se gli uomini riuscivano a selezionare dei tratti particolari, lo stesso poteva avvenire anche in natura.

Come funziona la selezione in natura? Darwin ipotizzò che ad agire fosse una diversa probabilità di sopravvivere e riprodursi con successo. Egli rifletté sul fatto che il potenziale riproduttivo delle piante e degli animali, se non fosse tenuto sotto controllo, provocherebbe una crescita illimitata delle popolazioni; in natura tale crescita illimitata non si osserva, quindi soltanto una piccola percentuale della progenie riesce a sopravvivere e riprodursi. Perciò qualsiasi carattere che conferisca a chi lo possiede un aumento, anche modesto, nella probabilità di sopravvivere e riprodursi, sarà favorito e si diffonderà nella popolazione. Darwin chiamò questo fenomeno selezione naturale.

Poiché, in determinate condizioni, gli organismi provvisti di certe caratteristiche sopravvivono più a lungo e si riproducono con maggior successo, la selezione naturale favorisce la comparsa di adattamenti, cioè caratteristiche strutturali, fisiologiche o comportamentali che potenziano la probabilità di un organismo di sopravvivere e riprodursi nel proprio ambiente (▶figura 7).

La storia evolutiva è piena di adattamenti che rendono più facile per gli individui di una specie trasformare in cibo i membri di un’altra specie (come, d’altro canto, di adattamenti che riducono il rischio dei secondi di venire mangiati dai primi).

Tutte le cellule, quindi, derivano da cellule preesistenti, e tutte le diverse specie di organismi che popolano la Terra sono imparentate perché discendono, con modificazioni, da un antenato comune; la fonte dell’informazione che si trasmette da cellula madre a cellula figlia e, a livello di organismo, dai genitori alla prole è scritta nei loro geni. La molteplicità di ambienti e di comunità ecologiche alle quali gli organismi si sono adattati nel corso della storia evolutiva ha portato a un’imponente diversità.

Figura 7
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Gli organismi presentano adattamenti al proprio ambiente

Le foglie delle piante sono quasi sempre specializzate per la fotosintesi, ovvero la trasformazione, grazie all’energia luminosa, dell’acqua e del diossido di carbonio in molecole di zuccheri. Le foglie delle diverse piante, tuttavia, mostrano adattamenti molto diversi ai loro specifici ambienti.

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